Oggi è nel “partitellaro” l’uomo sano. Mancavo da un paio d’anni dalla fiabesca Wroclaw, una delle città più incantevoli dell’Est Europa, che sorprendentemente nei numeri – per la sua sfavillante bellezza – non riceve il riscontro turistico che meriterebbe. Il che vedendola in una certa ottica, di chi a queste latitudini ha visto dapprima divenire irreversibilmente mainstream Praga, poi Budapest e in seguito Cracovia, non è necessariamente un male. Essendoci capitato la prima volta in occasione della seconda ondata Covid, verso fine ottobre 2020, trovandola quasi deserta – con molti ristoranti e pub chiusi, non a causa di restrizioni governative, ma per mancanza proprio di turisti – è stato un piacere ritrovarla con 20º e le sue eleganti strade affollate di nutriti stuoli di universitari e molteplici attività in pieno fervore.

Atterrato alle 08:20, un puntuale bus 106 come sempre estremamente gratuito in ambito polski, mi ha condotto in circa mezz’ora dinanzi all’old town, dove in pochi istanti ho individuato il mio alloggio proprio nel cuore pulsante di Rynek. Posando lo zaino e tornando immediatamente in strada, per immergermi nel pieno bailamme domenicale, raggiungendo in pochi minuti la zona di Ostrów Tumski, con l’imponente Cattedrale di San Giovanni Battista a fare da cornice, accanto a decine di ponticelli e canali incantevoli. Che senza sorta di esagerazioni, fanno assolutamente meritare a Breslavia il nobile appellativo di Venezia polacca. A far da contorno al regale capoluogo della Bassa Slesia, spuntano ripetutamente all’improvviso così dal nulla, i buffi, stravaganti e bronzei krasnale (gnomi), che le donano quel tocco di autentica, istrionica e pittoresca originalità.

Accantonata temporaneamente la fase turistica, si è prepotentemente manifestata quella ultras, con la sfida Śląsk Wrocław – Jagiellonia alle porte. Stadion Miejski distante 8 km dal Centro, facilmente raggiungibile in tram, che qui hanno delle frequenze impeccabili e invidiabili anche nei festivi. Struttura nuova, costruita per gli Europei del 2012, forse un po’ troppo eccessiva nella capienza, non so quante volte potrà mai ritrovarsi gremita di 45.000 spettatori. Arrivato nei pressi del botteghino, mi è stato indicato di seguire la pista ciclabile, per raggiungere la porta carraia e successivamente l’ingresso presso il gate W2, dove ho ritirato in pochi istanti l’accredito, raggiungendo gli spalti in un lampo.

Poco meno di 8.000 spettatori, di domenica pomeriggio alle 15:00 per un match di media classifica disputato in una giornata dal clima prettamente primaverile, mi sono sembrati alquanto pochi onestamente. Col beneficio del dubbio, voglio pensare che da queste parti gli ultimi scampoli di bel tempo, prima dell’arrivo del generale inverno, invece che all’interno di una stadio, si abbia voglia di goderseli all’aria aperta, magari effettuando qualche scampagnata fuori porta in famiglia. Non certo entusiasmante nemmeno la presenza ospite, raccolta in circa 150 unità. Białystok – Wroclaw distano 550 km, ma di domenica nel primo pomeriggio, mi sarei aspettato un numero più elevato onestamente, si tratta pur sempre di Ekstraklasa, equivalente alla nostra Serie A.

Striscione unico con richiami casual e stemma sociale, posti accanto al nome della squadra e della città, per ciò che concerne gli ospiti, quasi tutti presenti indossando sciarpe e maglie richiamanti i loro colori sociali. Tifo molto discontinuo nei 90′, rari i momenti in cui sono riuscito a sentire rimbombare il tifo dei giallorossi. Padroni di casa che invece, pur non avendo la curva gremita, non hanno mai smesso di tifare, ritmando i loro cori con un paio di tamburi, saltando e ripetendo battimani molto possenti, anche quando sono andati in svantaggio. Tra i loro striscioni, spicca un drappo con un divieto apposto sopra una falce e un martello, cosa piuttosto comune nelle curve dell’Europa dell’Est.

Discutibile a dir poco, il regolamento d’ingresso allo stadio, che in un lungo elenco di divieti, proibisce anche l’accesso alle aste, non dando quindi modo di veder issati stendardi, né sventolate bandiere di alcun tipo di grandezza. Tutto ciò, oltre all’assenza di pirotecnica, ha reso davvero quasi tennistica la presenza del pubblico, che si è salvata giusto dal punto di vista corale. Fischi a tratti e qualche gesto dell’ombrello tra le due fazioni durante i rispettivi canti, ma niente più.

Sul rettangolo verde invece, un frizzante 2-2 ha regalato un punto a testa alle due squadre e una gara non certo noiosa al pubblico presente. Triplice fischio con un deflusso ordinato e un rapido approdo in fermata ad attendere il tram 10, che affollato di tifosi locali, mi ha condotto nuovamente nei pressi di Stare Miasto, dove nei pressi di una bottiglieria, un fumante bicchiere di Piana Vyshnia (tradizionale liquore ucraino alla ciliegia, ormai da tempo sdoganato anche in Romania, Polonia, Ungheria e Moldavia), mi ha immediatamente ritemprato, dandomi lo slancio per immergermi nella movida serale e contrastare in parte, il conseguente abbassamento termico una volta tramontato il sole.