A Bergamo “L’Eco”, a Verona “L’Arena”, ogni città ha chi si sente investito della sacra missione di combattere il tifo con tutti i mezzi e con tutti i pretesti.

Quartiere Stadio, ore 10, comincia l’assembramento. I primi tifosi dell’Hellas arrivano in macchina direttamente sotto la curva sud del Bentegodi. Dai bauli esce birra a volontà: bottiglie e bottiglie di vetro, proibite dall’ordinanza del sindaco.
C’è chi è arrivato con il furgoncino del lavoro per trasportare un carico più consistente. Alcuni si sono portati pure il secchiello del ghiaccio per tenere in fresca le bevande. Il tutto viene riposto sopra le panchine delle aiuole: bar a cielo aperto, frutto delle collette fra tifosi.
Passa il tempo e la folla s’ingrossa a vista d’occhio. Intanto ci si scola una bottiglia dietro l’altra.
Poi semplicemente le si getta a terra, o si abbandonano sui muretti delle abitazioni vicine.
Ma le recinzioni non servono solo come mensole per lunghe file di vuoti. Si beve birra a fiumi, e in proporzione si urina. Quei muretti privati, loro malgrado, fanno le veci dei vespasiani e dei bagni chimici che Comune e circoscrizione non hanno ancora fatto installare allo Stadio perché «non ci sono soldi».
È SEMPRE la stessa storia, ieri come ogni domenica in cui l’Hellas gioca in casa. I residenti, animati da una collera ormai datata, escono per l’ennesima volta sui balconi o nei giardini.
Scattano le invettive incrociate, che si sospenderanno durante la partita e finiranno solo quando, a sera, i tifosi se ne andranno.
«Smettetela di fare i vostri bisogni qua, sporcaccioni», gridano gli abitanti. «Tornate dentro, rimbambiti, o veniamo a farla in casa vostra», replicano alcuni tifosi utilizzando un vocabolario ancora più colorito. Alla fine ai residenti delle vie Fra’ Giocondo, Tintoretto, Cabianca e Di Cambio, le più colpite dal «fenomeno», non resta che osservare impotenti i loro muretti, cancelli, portoni d’ingresso, auto e marciapiedi innaffiati a ripetizione da tre, cinque, anche dieci tifosi in contemporanea. Si va avanti in questo modo per tutta la giornata, fino a quando i supporter decidono di tornarsene a casa. A terra si formano larghe pozzanghere olezzanti. «Si aprono i calzoni e te la fanno davanti a casa, senza rispetto e dignità», commentano gli abitanti.
«SE LI FISSO dal balcone, urlano: “Ma cosa guardi?”, oppure “Ti dà fastidio? Allora vai ad abitare da un’altra parte”. Se rispondo che sono dei maleducati, mi ricoprono di insulti», afferma un’abitante di via Tintoretto. «Ed è meglio non lamentarsi troppo, altrimenti ti puniscono con dispetti. L’ultima volta, ho ottenuto solo che mi urinassero sulla soglia, oltre che sul muretto come al solito. E ho trovato una bottiglia incastrata nella cassetta della posta».
«Sono appena tornata da messa e ne ho trovati tre a urinare sul mio cancello. È un’indecenza», raccontava ieri un’anziana che abita in via Cabianca. E un residente di via Fra’ Giocondo: «Non ne posso più di questa situazione. I vigili passano e non fanno niente. Siamo abbandonati a noi stessi. Basterebbe mettere una fila di bagni chimici là sotto la curva, dove si riuniscono i tifosi».
UN ABITANTE di via Tintoretto: «Abbiamo scritto al sindaco, ma non ci ha degnati di risposta». Altri ancora: «Noi non siamo contrari alla tifoseria, alla musica, alla zona rossa, all’invasione di auto e di forze dell’ordine. Vorremmo solo rispetto. Non succede altrettanto né durante il grande mercato del sabato né quando gioca il Chievo».
MEZZOGIORNO. Il piazzale all’ombra della curva sud è ormai cosparso di bottiglie di vetro vuote, molte in frantumi: i famosi oggetti contundenti che i bar non possono vendere per motivi di sicurezza. Uno spazzino si affanna a raccogliere e buttare sul suo camioncino.
«L’ordinanza è una farsa. Nei locali il vetro è bandito, ma guarda là quanto ce n’è da tirarsi dietro», commenta un barista di piazzale Olimpia, continuando a mescere birra alla spina in bicchieri di plastica, ligio alla norma comunale.
E mentre si aspetta da Palazzo Barbieri una soluzione che non arriva, e i vigili sorvolano sui bauli carichi di vetro e sulla latrina a cielo aperto, i residenti preparano guanti, secchi d’acqua e varechina. Dopo la partita, è ora di pulizie.

Lorenza Costantino

[Fonte: L’Arena]