Nei primi anni ottanta dello scorso secolo essere tifosi della Roma è una gran bella soddisfazione. Due Coppe Italia, un secondo posto e uno scudetto nell’arco di un quadriennio. Partite e trofei vinti con una grande assente in città: la Lazio, impegnata nei difficili campionati di serie B. Nello stesso anno in cui la squadra di Nils Liedholm vince il suo secondo ”tricolore”, però, i cugini biancocelesti compiono la loro piccola impresa e tornano nella massima serie. Finalmente può tornare il derby.

Per chi vive a Roma la ”stracittadina” e’ sempre qualcosa di più di una partita di calcio. La settimana precedente l’incontro è vissuta in apnea, in un’atmosfera particolare. In quel 1983 tutto è programmato dal calendario: Roma e Lazio si incontrano alla sesta giornata di andata, il 23 ottobre.

Per il grande ritorno del derby il tifo romanista, dopo tre anni e mezzo di attesa, si prepara per qualcosa di eccezionale. Il ”Commando Ultrà Curva Sud”, il gruppo più organizzato dello stadio Olimpico, ha un’idea: far diventare la curva metà gialla e metà rossa. La parte gialla sarebbe poi diventata rossa e viceversa, fino ad essere completamente gialla all’ingresso dei giocatori, momento in cui si sarebbero alzate cinque lettere di quindici metri d’altezza a comporre una sola frase: ”Ti amo”. Accade però un imprevisto: per motivi di sicurezza le forze dell’ordine decidono di impedire l’introduzione in curva di oltre 600 quintali di cartoncino colorato. Un colpo di scena. Il ”Commando” arriva quindi a lunedì 17 con la concreta possibilità di arrivare alla partita con l’esclusivo utilizzo di tamburi e voce. Invece di farsi prendere dal panico, gli ultras si ritrovano, gettano sul tavolo altre idee. Martedi mattina si accende la lampadina: usare solo la stoffa. Il ”Ti Amo” sarebbe diventato una enorme bandiera, 20 metri per 60, fatta di pazienza, passione ed amore.

In quattro giorni e quattro notti il Cucs si rimette a lavorare sodo sul progetto. Il mega-striscione viene portato in un posto isolato, lontano da occhi indiscreti. Barattoli, colla, strisce di adesivo, forbici spuntate. Alla fine l’opera è compiuta.

Arriva il 23 ottobre. Tra le memorie reperibili sui vari siti dei tifosi della Roma si legge: ”Siamo andati avanti fino alle 3,30 di domenica con una sola speranza:che andasse tutto bene. 23-10-83, ore 9: appuntamento alla Stazione Termini. Arriviamo allo stadio alle 10:30 raggiunti da un pulmino nel quale avevamo caricato tutto il materiale da battaglia (striscioni, tamburi, bandiere ecc.). Lo portiamo dentro, si inizia di nuovo, bisogna montarlo, e’ enorme ma ci dicono che in campo non possiamo. Ma dove troviamo 1300 mq per montarlo? Ebbene siamo andati in curva e abbiamo ultimato il lavoro alle 14,05, abbiamo dato disposizioni alla curva sul come comportarsi e mentre sentivamo parole dolcissime dalla Nord vedevamo la nostra magica Sud che senza scomporsi più di tanto rispondeva applaudendo, come per dire ”e’ inutile che vi scaldiate, non ci abbassiamo a rispondervi”. Si e’ alzato uno striscione in Nord che parlava di odore di tricolore… al quale abbiamo risposto prima con un “Campioni” urlato in 20mila e poi con uno striscione enorme: “La nostra certezza e’ grande come la vostra illusione”.

Alle 14,20, dieci minuti prima dell’inizio della partita, la curva si unisce nel tempo che serve per alzare lo striscione. Gli altoparlanti annunciano le formazioni che scenderanno in campo, i cori diventano più energici. Nella sud si srotola dal basso un concetto chiaro: ”Ti Amo”. Secondo alcuni studiosi del mondo ultras è la prima coreografia organizzata in Italia e, forse, la più bella per il suo messaggio viscerale ed intramontabile. Lo stadio Olimpico di fede giallorossa scatta in piedi ed applaude. Dalla Nord si leva uno sguardo di stupore. Mai più, dopo quella volta, le curve della penisola saranno le stesse. Qualcosa cambiò in quel preciso momento in cui mezza curva venne invasa dal calore di un’idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo. Mai nessuno, infatti, aveva pensato un tributo simile per una squadra di calcio. La sintesi perfetta di un’emozione condivisa in due semplici parole, universali, riconosciute nel mondo nel medesimo significato.

Nella memoria del tifoso romanista quel derby del 23 ottobre 1983 non è mai stato quello della vittoria per 2 a 0 firmata da Nela e Pruzzo, bensì quello del ”Ti amo”. Un caso unico nella storia del calcio in cui furono i tifosi e fare la memoria della partita e non i protagonisti in campo. Per questo, a trent’anni di distanza, in tanti a Roma ancora ricordano quel giorno. Agli altri non è rimasta altro che la nostalgia del non vissuto.

 

[Fonte: ilmamilio.it]