gate22Si sono presentati per l’interrogatorio davanti al giudice veneziano Marta Paccagnella tutti i tifosi del Venezia finiti sotto inchiesta per tentato omicidio, rissa, lesioni e porto abusivo d i armi. In mattinata è stata la volta di quelli del «Gate 22» e nel pomeriggio dei «Vecchi Ultrà». I primi, difesi dall’avvocato Giuseppe Romano hanno per la maggior parte scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e solo quattro, M. Z., A. S., G. D. e M. P. hanno risposto alle domande del magistrato, mentre i quattro del pomeriggio, difesi dall’avvocato Giovanni Adami, hanno scelto tutti di tacere.

I quattro, pur essendo contestati loro altri reati, hanno voluto rispondere solamente per quanto riguarda la guerriglia di via Tevere del 31 gennaio 2012, quella a seguito della quale è rimasto sfregiato al viso G. Z., fratello di M., arrestato e poi scarcerato per il tentato omicidio dell’esponente dei Vecchi Ultrà A. M. I quattro hanno ammesso di aver partecipato alla rissa iniziata in via Tevere e conclusasi al Parco della Bissuola tra i due gruppi di tifosi, uno che faceva riferimento al Centro sociale Rivolta e l’altro al Veneto Fronte Skinheads. Due di loro, inoltre, hanno riferito di aver visto gli esponenti dell’estrema destra colpire G. Z. con il tirapugni con le lame, sequestrato in casa dei fratelli A. e M. M. durante le perquisizioni.

È arrivato, nel frattempo, ai giudici del Tribunale del riesame l’appello del pubblico ministero Lucia D’Alessandro, che ha coordinato le indagini dei Carabinieri e della Digos, contro i provvedimenti del giudice Paccagnella. Il magistrato ha emesso otto ordinanze di obbligo di dimora nel comune di residenza e altri undici provvedimenti di presentazione ai carabinieri, mentre la rappresentante della Procura aveva chiesto misure cautelari in carcere e agli arresti domiciliari. Soprattutto dopo le perquisizioni – dalle case degli esponenti di estrema destra sono spuntati coltelli, tirapugni, bandiere con le svastiche e anche le schedature dei «nemici» di sinistra – per l’accusa ci sarebbero gli elementi per far scattare le manette. I giudici del Riesame dovrebbero fissare l’udienza, in cui decideranno, tra una quindicina di giorni. L’udienza, in camera di consiglio, vedrà la presenza del pubblico ministero e dei difensori degli indagati per i quali chiede l’arresto.

[Fonte: La Nuova Venezia]