Zemanta Related Posts ThumbnailSe fossimo negli anni ’80, ci basterebbero le care vecchie 5 mila lire per comprare un biglietto in curva all’Olimpico. E se ci ricordassimo di conservare quel tagliando, potremmo anche andare al supermercato a far valere lo sconto su un pacco di pasta della Barilla.

Oggi, per andare a vedere Roma-Napoli, una partita di cartello, bisogna tirar fuori 30 euro, ovvero 10 volte tanto. La società giallorossa mira comunque a riempire lo stadio: ieri, nel primo giorno di vendita libera, sono stati staccati circa 4 mila biglietti. Un buon inizio. La previsione totale è di 50-55 mila spettatori, con le tribune che resteranno mezze vuote visto il prezzo: se due persone vogliono andare in Tevere devono sborsare 144 euro. Inoltre la limitazione imposta dal Gos (solo chi è residente a Roma può acquistare un tagliando), così come la tessera del tifoso obbligatoria per i napoletani in trasferta, potrebbero lasciare parecchi seggiolini vuoti.

È solo l’esempio attuale di un quadro generale che racconta come sia diventato più difficile andare allo stadio: biglietti nominativi, tessere del tifoso, episodi di violenza, giornate spezzettate dal venerdì al lunedì e una tv che ormai va a curiosare pure dentro gli spogliatoi, oltre a garantire una visuale (in HD) che dai vecchi impianti italiani te la sogni. Lotito si è accorto che l’Olimpico si sta svuotando sempre di più e si è ingegnato: bastano 8 euro per assistere a Lazio-Cagliari dalla Curva Nord. Ammesso che ti prenoti entro domenica, poi aumenterà del 25%, fino ad arrivare al prezzo pieno di 16 euro.

Dietro a questa iniziativa positiva presa dal presidente biancoceleste e accolta altrettanto positivamente dai tifosi laziali, c’è un allarme rosso: gli abbonati scendono, la gente non va più allo stadio, nonostante i prezzi dei settori popolari siano (quasi sempre) a portata di portafoglio. La Roma che tiene il ritmo scudetto può contare su una Sud sempre piena, ma su pochi altri spettatori: 22 mila gli abbonati raggiunti con una campagna di vendite praticamente sempre aperta, sul modello europeo, e un massimo di 45.306 presenze nel derby d’andata (laziali compresi). Il maggior numero di giallorossi registrati allo stadio quest’anno è 38.467, contro il Bologna. Eppure, nelle gare «normali» un posto in Sud costa 19 euro e assicurarselo per tutto l’anno 260 euro, con il voucher elettronico che non richiede la tessera del tifoso. Solo 25 euro in più rispetto all’era Sensi.

Dalla stagione 2002-2003, la prima dall’introduzione dell’euro, fino al 2011-2012, l’abbonamento nello storico settore popolare veniva 235 euro. Più o meno l’equivalente delle 450 mila lire che servivano nel 2001-2002, un po’ di più rispetto alla stagione precedente (380 mila lire). Allora, i fedelissimi erano oltre 46 mila e la media spettatori sfiorava i 55 mila. Il picco più alto è stato registrato nel 2002-2003: ben 48.213 abbonati. Il più basso, invece, è recente: nel 2011-2012 solo 17.650.

Negli ultimi due anni c’è stato un aumento che però è ancora così distante dalle cifre dei primi anni Duemila. I 22 mila di quest’anno, ma anche i 25.400 assicurati dall’arrivo di Zeman sulla panchina giallorossa, rappresentano bene il calo di spettatori.

La Lazio è arrivata a quota 23.400, sulla scia della stracittadina vinta in finale di Coppa Italia il maggio scorso, ma al primo derby stagionale c’erano posti liberi persino in Distinti. Nel 2010-2011 si arrivò ai minimi storici, con 12.500 abbonamenti sottoscritti, mentre nel 2003-2004 erano 41.539 i biancocelesti con un posto fisso allo stadio. L’unica squadra che viaggia a ritmi sostenuti dal 2009 ad oggi è l’Inter, che oscilla tra i 30 mila ai 42 mila (il secondo anello verde quest’anno costa 200 euro), numeri che sanno di antico in un calcio in cui gli impianti sono sempre più deserti.

A meno che non sei la Juventus, che con il nuovo «Stadium» fa il pienone e vede gli abbonati aumentare anziché diminuire. Viene il dubbio che la passione, da sola, non basti più.

[Fonte: Il Tempo]