Per chi viaggia in lungo e in largo è sempre un piacere avere la fortuna di un calendario amico che propone un pomeridiano anticipo, dando così occasione di poter tastare il polso della Romania ultras.

Atterrato a Cluj alle 11, dopo un rapido controllo documenti esco dall’aeroporto recandomi subito alla fermata in attesa del bus 5. Giunto di lì a breve, in circa 20 minuti mi condurrà gratuitamente in pieno Centro, individuando e raggiungendo velocemente il mio alloggio dinanzi a un caldo sole autunnale, che nonostante si tratti dei primi di ottobre non è mai scontato a queste latitudini. Check-in e zaino lasciato in deposito, ringraziando il receptionist di avermi segnalato che il weekend in città sarà all’insegna della festa d’inizio autunno, con stand, concerti, artisti di strada e mostre fotografiche. Molto invitante e interessante tutto ciò, ma la precedenza iniziale, ha chiari e inequivocabili richiami di calcio e gradinate.

Voglia di camminare e dare un’iniziale screening al tessuto sociale cittadino, che a primo impatto appare tipicamente universitario e benestante. D’altronde questa è l’area storicamente più ricca della nazione, che rispetto alle mie precedenti sortite rumene a Bucarest, Suceava, Timisoara, Craiova, Iași e Bacău, mi ha dato modo di osservare un humus nettamente più agiato e facoltoso, scorgendo prezzi dalle vetrine dei negozi tutt’altro che “rumeni”. Il tempo di acquistare in un minimarket l’autoctona e tradizionale barretta di cioccolata Rom, ripiena di crema al rum e dal packaging che più patriottico non si può, per poi trovarmi dinanzi alla Cluj Arena, incastonata in una zona signorile, con tanto di laghetto e l’ampio spazio verde del grande Parcul Central ai suoi piedi.

Ritiro dell’accredito che ha richiesto tanta calma e pazienza, visto che sono stato sballottato dall’Official Store ai botteghini, fino alla vicina BT Arena dove erano in programma incontri… di tennis. Alla fine incrociando un dirigente del FC Universitatea Cluj, spiegandogli di esser giunto in mattinata dall’Italia e chiedendo lumi in merito, mi ha gentilmente condotto presso un piccolo e seminascosto stanzino, dove finalmente mi è stato emesso l’accredito. Sugli spalti, nonostante la pista d’atletica anomala per un impianto inaugurato undici anni fa, ho apprezzato molto la conformazione dello stadio. Trovando una libertà di movimento incredibile, nell’entrare in un settore e poi dirigersi indistintamente verso curve o tribune a propria scelta, senza trovare vetrate, divisori, cancellate, né zelanti omini col fratino, pronti a chiuderti ogni varco.

Capitolo ospiti: presenti in una trentina con vari drappi e uno striscione pungente contro la repressione, hanno tifato con l’ausilio di un tamburo, issato i loro drappi e sventolato le bandiere per tutta la gara senza sosta alcuna. Hermannstadt terzo in classifica e Sibiu che dista appena 160 km da Cluj, ma recarsi in trasferta di sabato alle 15:00 non è mai semplice per nessuno. Perciò il numero dei presenti, nonostante sia parso esiguo, ha comunque garantito una prestazione all’altezza.

Elogi molteplici anche ai padroni di casa, che hanno sostenuto a gran voce la loro compagine, anche loro col supporto di un tamburo, sventolando bandieroni di pregevole fattura, ritmando cori nuovi e vecchi, molto in voga nel panorama ultras italiano. Cori per me non comprensibili ovviamente, ma non ho notato insulti mimati con le mani, né udito fischi tra le due fazioni, quindi ipotizzo una reciproca indifferenza. Fitta e molto apprezzabile la sciarpata dei locali, intonando il loro inno con parole ovviamente diverse, sulle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven.

Nulla dal punto di vista pirotecnico purtroppo, solo un petardo di modeste dimensioni lanciato sul tartan, che incomprensibilmente durante lo scoppio, ha suscitato l’ira e fischi borghesi delle due tribune… mah!

Risultato inchiodato fino a 5′ dal termine, quando un chirurgico colpo di testa nell’area dei biancorossi, fa esplodere lo stadio, mandando letteralmente in visibilio i sostenitori bianconeri. Al triplice fischio, molto apprezzabile è stato udire un coro lanciato per metà dalla curva e poi completato dagli altri settori. Entrambe le squadre si sono recate a ringraziare i propri tifosi, prima di un ordinato deflusso generale. A quel punto sì, mi sono potuto godere la città in festa fino a tarda notte, tra giocolieri, street food locale, esibizioni canore e spettacolari fuochi d’artificio.