Partita di grande fascino per la storica rivalità che divide le due tifoserie che, soprattutto negli anni Ottanta, ha spesso dato vita a fiere battaglie. Da allora la fisionomia delle due curve è profondamente mutata ma la sfida resta, per entrambe, tra le maggiormente sentite. Quando arrivo al casello autostradale di Verona i pullman bergamaschi sono già stati fermati; sono molti anche quelli che hanno scelto di fare la trasferta più liberi con l’auto: qualcuno viene ugualmente blindato, altri raggiungono lo stadio nella più assoluta autonomia. L’arrivo al Bentegodi ha un non so che di inquietante: sarà il fatto che non mancano piccoli gruppetti a fare ronda, sarà che sta calando il buio, sarà che da tempo non venivo più a Verona… insomma pur essendo neutrale non mi sento granchè tranquillo. In effetti poi va tutto per il verso giusto: sotto la Sud i soliti capannelli di tifosi che scherzano, scrutano, mangiano e bevono: patatine fritte e birra (servita anche in utili bottiglie di vetro) sono le preferite. Alla faccia della prevenzione che tanto viene sbandierata, infine, non posso non notare che qualchebaracchino si allarga sulla piazza con tanto di panche e tavoli di legno… Gli Atalantini dei pullman arrivano superscortati e dunque indisturbati, entrano pressochè istantaneamente e da subito la curva ospite regala un bel colpo d’occhio: circa 3000 persone, per lo più compattate al centro del settore. I Supporters fanno da punto di riferimento, con il loro lungo striscione “Bergamo” ben esposto, alla loro destra le BNA ed i Nomadi a fare da cerniera. Anche in questa occasione, invece, i Wild Kaos preferiscono farsi gli affari loro e scelgono una posizione un po’ defilata. Dall’altra parte la curva si riempie piuttosto tardi, vuoti evidenti non ce ne sono ma i tifosi sono tutt’altro che stipati. I primi cori che si alzano da sponda scaligera non possono che essere i classici “tormentoni” a sfondo politico rivolti agli avversari. Poco importa se da qualche anno la curva bergamasca è notevolmente cambiata sotto questo aspetto, e del resto nemmeno gli Atalantini brillano per
fantasia contrattaccando con il giurassico “Veronese sei figlio di…”, sistematicamente intonato anche dagli stessi gialloblù. Fischio iniziale: torce degli ospiti, bandiere in curva Sud. Il primo tempo lo vedo sotto la curva atalantina: grande performance vocale, a cui il rapido doppio vantaggio fa da naturale amplificatore. Cori ben coordinati e spesso accompagnati da braccia e mani; unica pecca, forse, una certa ripetitività. Veronesi quasi sempre in movimento, ma solo nello spicchio centrale: tuttavia l’eco dei cori arriva spesso fino a me, nonostante il frastuono che ho alle spalle. Da raccontare la sciarpata veronese di fine primo tempo: 5 minuti abbondanti di ondeggiamento con la melodia dell’inno inglese a fare da sottofondo. Ripresa a campi invertiti anche per me, che la vedo per un buon quarto d’ora da sotto la Sud. Sventolano varie bandiere gialloblù a quadri e si alza lo striscione “BLACK… OUT”, la cui puntuale interpretazione francamente mi sfugge. Da vicino constato ancora meglio che buona parte della curva
segue solo a sprazzi il tifo, ed il risultato in campo di certo non aiuta sebbene gli scaligeri paiono più determinati. Constato anche l’amore dei Veronesi per il noto caffè+liquore da stadio: la pista di atletica è tappezzata di boccette col tappo rosso… chissà fino a quando i Signori della Repressione consentiranno ancora questi vizi… Ripartono invece un po’ a rilento tifosi e giocatori atalantini: i primi 15 minuti sono una spanna abbondante al di sotto del livello espresso nel primo tempo. Poi la curva ingrana bene e riprende a dare spettacolo, mentre l’undici di Mandorlini chiude il match col fiatone, vedendosi anche dimezzare il vantaggio. Gli ultimi minuti sono i migliori: la curva gialloblù alza i toni per agguantare un pareggio che pare raggiungibile, gli ospiti invece, senza freni scaramantici, festeggiano in anticipo i 3 punti conquistati. Si ripete a parti rovesciate lo show con le sciarpe: stavolta sono i colori neroazzurri a restare a lungo alzati, sulle note di “Romagna mia” riveduta e corretta. Meritatissimi quindi gli applausi finali che tifosi e giocatori si tributano reciprocamente. L’uscita dallo stadio è piuttosto rapida, nonostante qualche vociante temerario cerchi, dai distinti, di“stuzzicare” i bergamaschi. Tutto sotto controllo. Anche fuori fila tutto liscio, nonostante in lontananza si intravedono delle nuvole che sembrano di lacrimogeno.

Testo Gabriele Viganò- Foto Rovelli

Sport People n.1/2003