In un certo senso è stata la passione per il Bari a costargli due processi, una condanna detentiva, ridotta poi in appello a una multa di 1.800 euro. Tutta colpa della presunta violazione di un provvedimento di Daspo che il nostro, un barese di 35 anni, assicura di avere rispettato. Settembre 2006. Il Bari gioca in trasferta a Pescara e ad Arezzo, sotto la guida di Maran. Il giovane (all’epoca non aveva neanche 30 anni), mentre i suoi beniamini scendono in campo una volta in Abruzzo, l’altra in Toscana, si presenta davanti al Commissariato al quinto minuto di gioco, al 45’ e 110 minuti dopo l’inizio della partita. Non ci sono recuperi che tengano. La terza firma avrebbe dovuto essere apposta al centesimo minuto. Cifra tonda. E pensare che mentre lui era in Commissariato, il Bari passava ad Arezzo grazie a una autorete. Dieci giorni prima Di Vicino, allo scadere, segnava il gol vittoria contro il Pescara. ma questo è un altro discorso.

Quei dieci minuti sono costati davvero tanto al tifoso biancorosso. La legge, si sa, è uguale per tutti. E non perdona. L’uomo ha violato l’obbligo di presentarsi negli orari previsti e viene così condannato in primo grado nel 2008 a un anno e quattro mesi e a una multa di 12mila euro. Dieci minuti, non c’è che dire, davvero salati.

Il tifoso biancorosso, dopo la condanna, nomina come difensore l’avvocato Giuseppe Montebruno. In appello il professionista fa notare anzitutto come le partite «incriminate» si giocassero lontano dal San Nicola. Se l’imputato aveva già firmato al 5’ e al 45’ in entrambe le occasioni, avrebbe dovuto «volare» sull’asse Bari-Arezzo e Bari-Pescara in 70 minuti andata e ritorno. Forse neanche Ronzani ce l’avrebbe fatta. I giudici, però, hanno accolto solo una seconda questione, più tecnica. Per quel reato la pena detentiva non si può cumulare con quella pecuniaria. Di qui la multa di 1.800 euro. Triplice fischio. [giovanni longo]

[Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno]