Domenica, ore 12:30: le persone “normali” sono a casa per il canonico pranzo domenicale in famiglia, ma chi è tifoso della squadra di calcio della propria città, deve necessariamente combattere con questi orari assurdi. Da quando sono assurte le TV a farla da padrone nel palinsesto calcistico, il diritto del tifoso allo stadio è finito inevitabilmente in subordine al diritto televisivo. E se l’odiosa prassi dell’anticipo all’ora di pranzo era fin qui più una consuetudine delle categorie maggiori, da quando le pay-tv hanno colonizzato anche la Serie C, le società hanno raggranellato qualche spicciolo vitale, mentre le ricadute negative sono piovute tutte addosso ai tifosi.
Nella gara odierna, la Vis Pesaro di mister Stellone ospita al Benelli la formazione sassarese della Torres, seguita comunque da un buon contingente di tifosi rossoblù, abituati da sempre a sobbarcarsi ogni due settimane una trasferta sul continente e l’orario di pranzo è forse il minore dei disagi con cui devono ciclicamente confrontarsi. È invece tra il pubblico casalingo che si può notare un lieve calo nelle presenze in questa prima parte di campionato, meno esaltante in termini di risultati sportivi rispetto alla scorsa stagione, conclusa con la disputa dei playoff, poi persi contro il Pescara (qui le tifocronache dell’andata e del ritorno, per chi non le avesse lette), promosso poi in Serie B alla fine di quell’interminabile bagarre.
Tra le due tifoserie vige una rispettosa indifferenza all’interno della quale ognuno sostiene la propria squadra. Anche la formazione sarda non sta attraversando un periodo di forma esaltante, e la classifica lo testimonia. Nonostante questo, i sassaresi non smettono un attimo di incitare i propri ragazzi in campo. Risultano forse meno appariscenti dal punto di vista estetico, non avendo bandiere o stendardi, ma ugualmente molto sostanzioso è il loto tifo canoro, accompagnato da belle manate e cori anche in dialetto. Gli unici cori ostili che si registrano, sono quelli rivolti alla loro storica rivale, il Cagliari.
La Tribuna Prato invece, cuore del tifo casalingo, presenta la solita disposizione dei gruppi biancorossi, con il sostegno ad appannaggio della parte centrale che riesce sovente a coinvolgere anche chi è più defilato. Esteticamente belli, grazie allo sventolio dei bandieroni in balaustra, si segnalano in particolare per uno striscione in ricordo di “Meco”, ultras pistoiese scomparso anni fa, cosa che testimonia il profondo legame di amicizia che unisce le due tifoserie.
In campo, la partita, seppur combattuta da entrambe le parti, non trova un vincitore e ci si deve accontentare di un pareggio che serve comunque a muovere la classifica. Stesso discorso sugli spalti: tifo costante per tutti i novanta minuti di gioco e seppur mai giunto a picchi particolarmente elevati, va apprezzato per la caparbietà delle due tifoserie presenti nonostante tutto. Posto poi che quando a priori è concesso a entrambe di esser della partita, senza limitazioni di sorta, bisognerebbe prenderla quasi come una benedizione celeste. Nell’ultimo periodo, infatti, a seguito di qualsiasi minima esuberanza precedente, o semplicemente per evitare possibili situazioni di pericolo, incroci di qualsiasi natura su strade, autostrade e strade ferrate, forse perfino per mare e per cielo, i vari prefetti hanno preso a imporre divieti di trasferta a pioggia. Senza alcun fine preventivo, senza nemmeno un solido intento punitivo ma volto proprio a ridisegnare la sociologia del tifo: solo spettatori, solo clienti, conflittualità da azzerare e va da sé che, per far ciò, il vezzo di questi ultras di presenziare in ogni trasferta, è un’abitudine da scoraggiare a tutti i costi, se non del tutto da cancellare.



















