È un afoso venerdì di fine giugno. Nonostante densi nuvoloni minaccino temporali su tutto il centro Italia, il caldo penetra ugualmente nelle ossa, provocando quel senso di spossatezza tipico delle giornate caratterizzate da temperature elevate. L’ideale sarebbe scendere in spiaggia per cercare refrigerio con un rinfrescante tuffo nel mare: sono di questo avviso i romani, i quali ˗ approfittando del ponte coincidente con la festività dei patroni cittadini San Pietro e Paolo ˗ si dirigono verso i luoghi di villeggiatura costieri e montani, lasciando così semideserta la Capitale.

Se dunque il moto generale è quello che porta dall’interno al litorale, io mi muovo al contrario: dalla costa ˗ dove abito ˗ procedo, infatti, verso Roma. Che cosa mi spinge a rinunciare ad un pomeriggio sulla battigia per affrontare il clima canicolare della città eterna? La motivazione è la seguente: dopo cinque anni dalla sua ultima apparizione in quel di Ciampino ˗ in occasione del torneo giovanile “Beppe Viola”, nel mese di giugno del 2012 ˗, lo storico striscione degli Ultrà Lodigiani sarà di nuovo in bella mostra in uno stadio: i Fedelissimi della Lodigiani, infatti, hanno organizzato un evento denominato “Lodigiani secondo tempo”, avente come teatro lo storico “Francesca Gianni”, impianto calcistico ubicato nel popoloso e periferico quartiere di San Basilio.

Come indica il nome che li identifica, questi ragazzi hanno tenuto vivo il loro ideale nonostante tutti questi anni vissuti senza una prima squadra, dato che la loro amata casacca biancorossa non scende in campo da ben 7 stagioni, dopo l’ultima apparizione nella trasferta di Poggio Nativo nel 2011 (campionato di Promozione laziale). Questa manifestazione coincide con il quarantacinquesimo anniversario della fondazione della AS Lodigiani 1972: per celebrare al meglio tale ricorrenza, i membri del tifo organizzato biancorosso hanno programmato una partita tra le vecchie glorie di questo importante club che, oltre ad aver affrontato per diversi anni la Serie C1 ˗ giocando anche uno spareggio per salire in B, nel 1994, contro la Salernitana all’Olimpico ˗, ha cresciuto o lanciato nel calcio professionistico calciatori del calibro di Totti, Florenzi, Liverani, Candreva, Apolloni, Bellucci, Di Michele, Silenzi, Toni e molti altri, divenendo un modello indiscusso per il calcio italiano ˗ e non solo ˗ grazie al suo florido settore giovanile.

La sfida tra gli ex giocatori, prevista per le ore 20:30, è preceduta da un torneo di giovanissimi calciatori nati nel 2007, appartenenti alla Roma, al Frosinone, alla Nuova Tor Tre Teste e all’Accademy FC. Insomma, questo succulento programma calcistico è un ulteriore incentivo a percorrere i 130 Km che mi separano dalla meta.

Decido di viaggiare in autostrada, evitando la famigerata Pontina. Come ho fatto intuire nelle righe iniziali, il traffico è intenso in direzione sud, mentre verso Roma il percorso risulta meno intasato, per cui il cammino procede spedito e senza intoppi. Giunto alla barriera di Roma Sud, scelgo di deviare sulla Bretella invece che proseguire verso il Raccordo, per evitare qualsiasi ritardo: questa scelta si rivela felice, in quanto, dopo aver imboccato l’ultimo tratto della A24 e superato il casello di Roma Est, sono costretto a percorre soltanto pochissimi metri della sempre trafficata circumvallazione capitolina; così, in men che non si dica, raggiungo l’uscita 13 che mi immette sulla statale Tiburtina, ridotta ad un vero e proprio cantiere nel suo itinerario urbano.

Alcune scritte sui muri dei sostenitori della “Lodi” mi avvertono che la destinazione è quasi raggiunta: arrivato, infatti, nei pressi di una rotatoria, scorgo facilmente Via del Casale di San Basilio, dove è situato il “Francesca Gianni”. Diversi palloncini e bandierine biancorossi danno il benvenuto ai partecipanti e agli spettatori: fortunatamente, essendo arrivato intorno alle 18:30, riesco a occupare uno degli ultimi posti liberi nell’area dello stadio, per cui, spento il motore e presa l’attrezzatura, posso immergermi nella festa senza patemi legati alla ricerca del parcheggio.

All’ingresso si respira un clima gioioso: nei pressi del bar, i giocatori invitati scherzano e sorridono ripensando ai tempi passati. Noto numerosi volti noti: Bellucci, Apolloni e Liverani su tutti. Oltre ai calciatori, si registra la presenza di tanti allenatori, cronisti e addetti ai lavori di quel variegato mondo che è il calcio capitolino e regionale, oltre alle troupe di due note emittenti locali (una televisiva, l’altra radiofonica).

Dopo aver dato un’occhiata ai convenuti, decido di mettere piede in campo. Il “Francesca Gianni” presenta un’ampia gradinata in cemento e, sul lato opposto a questa, una tribunetta in acciaio, per l’occasione colorata da tante bandiere in stoffa con i colori della Lodigiani. Tutto intorno, si notano i bassi palazzi – tipici di questo quartiere – circondati dal verde, per cui, nonostante mi trovi in un’area già metropolitana, non sono oppresso da quel senso di soffocamento che provo solitamente quando giro tra i casermoni delle periferie delle grandi città.

In campo, su un manto erboso in perfette condizioni, si stanno sfidando i ragazzini delle giovanili. Un discreto numero di spettatori, composto soprattutto dai genitori dei giovani atleti, occupa la gradinata principale. Il campo di San Basilio è uno degli impianti che ha ospitato, in passato, le gare interne della Lodigiani, insieme al “Flaminio” e al “Tre Fontane”; attualmente, è gestito dalla società chiamata Nuova Tor Tre Teste e dallo stesso Liverani, che lo hanno gentilmente concesso ai Fedelissimi per l’occasione.

Mentre il pubblico “normale” assiste alle gesta dei bambini, in un’estremità della tribuna i ragazzi appartenenti agli Ultrà Lodigiani si danno da fare per sistemare gli striscioni. Alla fine dell’operazione, il quadro che appare è davvero emozionante e nostalgico (sì, ritengo che sia questo l’aggettivo più adatto, al netto dell’abuso che se ne fa sui social): sulla balconata superiore, si rivede il lungo striscione del gruppo, con la bandiera del Portogallo, quella sudista, il teschio e l’anno di fondazione del gruppo: 1996; nella parte inferiore, invece, compaiono lo striscione da trasferta, il vessillo “Teste Matte Lodigiani” (con scritta bianca su sfondo nero) e un altro stendardo con al centro la “L” sormontata da un pallone di cuoio, la data di fondazione della società al di sotto (1972) e le parole “Lodigiani ovunque”.

Osservando questi ragazzi impegnati a sistemare gli striscioni e il materiale per la coreografia, ripenso a quanto il calcio attuale abbia bisogno di una nuova Lodigiani: viviamo in un’epoca in cui troppe squadre, soprattutto in questa regione, sono totalmente scollegate dal contesto territoriale e sociale in cui operano e prive di una tradizione consolidata alle spalle. Non ci si rende conto che, nonostante tutto, è ancora forte il bisogno di identificarsi in una continuità solida e duratura: gli stadi completamente vuoti, in occasione delle gare interne di certe compagini, sono eloquenti e fortemente indicativi di come questi esperimenti siano destinati all’insuccesso. La stessa Lodigiani è stata distrutta da un tentativo simile, forse l’antesignano di tutte quelle operazioni a cui ci ha abituato questo calcio malato negli ultimi tempi. Come sempre avviene in tali occasioni, gli Ultrà Lodigiani furono gli unici a guardare lontano: capirono che la Cisco Roma (poi sostituita dall’Atletico Roma) avrebbe annientato per sempre una storia gloriosa. L’orizzonte, ahinoi, è davvero cupo e minaccioso: il calcio è sempre più stretto dalla morsa di queste aziende che ambiscono a trasformare i club in franchigie in stile NBA, convertendo il “meraviglioso giuoco” in un’appendice dei loro obiettivi economici: l’episodio della Lodigiani è stato davvero significativo al riguardo, e considerato che studiare la storia dovrebbe insegnare a non ripetere certi errori del passato, è auspicabile che ogni tifoseria conosca questa vicenda per mettersi in guardia nel caso di tentativi di stupro della propria storia da parte di soggetti privi di scrupoli.

Tornando alla cronaca, il tempo scorre, per cui, dopo la premiazione delle squadre giovanili, giunge il momento dell’ingresso in campo delle vecchie glorie. A leggere le formazioni è Carlo Paris, noto giornalista sportivo di Rai Sport. Fortunatamente, il meteo non rovina l’evento, visto che alcune gocce, prima dell’inizio, hanno fatto temere precipitazioni. L’emozione si legge nitida negli occhi degli invitati e, soprattutto, dei sostenitori capitolini.

Dopo il fischio iniziale, arriva il momento più coinvolgente: nel settore degli UL, vengono accesi tanti fumogeni biancorossi, mentre sotto la coltre di fumo appaiono numerose bandierine ed un bandierone. Sono presenti anche i ragazzi di Albano Laziale (Warriors), Celano (Mads) e Castel di Sangro (CUCN), venuti ad onorare un’amicizia profonda che resiste all’avanzare inesorabile del tempo e ai cambiamenti di una società in cui i rapporti umani sono sempre di più posti in secondo piano. Il fascino del mondo delle curve è, a mio parere, proprio questo: l’aggregazione e le amicizie sincere che riesce a costruire – al di là delle distanze spaziali e temporali -, in controcorrente rispetto all’atomismo che caratterizza un’epoca in cui, nonostante le tante connessioni virtuali, siamo in realtà sempre più soli e umanamente privi di punti di riferimento stabili, come possono essere un gruppo o, in generale, una curva.

Dopo tutti questi anni, i ragazzi della Lodigiani hanno tanta voglia di tifare e godersi quei gradoni: battimani, cori a rispondere, cori tenuti a lungo e ritmati dal tamburo sono il marchio che li contraddistingue. Il loro è uno stile genuino, molto anni Ottanta, ben lontano da quell’impostazione finta e, direi, robotica proveniente dall’Europa orientale e settentrionale. È come se il tempo si fosse arrestato: non vedo troppi Stone Island, North face e altri indumenti che, ormai, fanno assomigliare le curve a vere e proprie passerelle della moda (ovviamente non sto giudicando nessuno, ma al tempo stesso non ho intenzione di nascondere i miei gusti e il mio pensiero su certe tendenze attuali, per onestà intellettuale verso me stesso e chi legge). Non mancano cori contro le tifoserie rivali: l’Aquila e Sora. Vengono esposti due striscioni, con i seguenti messaggi: “Salvate il Flaminio” (lo storico stadio capitolino ormai ridotto in condizioni pietose) e “Questo siamo sempre stati e questo rimaniamo… noi non rinneghiamo”. Poi, è mostrato lo striscione sottratto ai Bad Side, il gruppo che seguiva la Cisco Roma, “la grande usurpatrice” (alcune loro scritte si leggono all’esterno dell’impianto).

Gli attimi maggiormente entusiasmanti coincidono con le numerose accensioni delle luminarie, sempre accompagnate dai cori in sottofondo, come l’emozionate “La società dei magnaccioni” cantato in occasione dell’ultima torciata. Quella luce così calda emanata dagli artifici pirotecnici sembra squarciare il buio non soltanto della notte ormai calata sulla Capitale, ma anche, in generale, di un presente in cui sono stati distrutti i sogni e le emozioni della gioventù, in nome di quella repressione che non è servita a nulla se non a far ottenere a qualcuno qualche misero voto o promozione in più. Si segnala anche una coloratissima sciarpata accompagnata dalle bandiere.

Al termine della partita, vengono consegnate le targhe celebrative a tutti coloro che hanno contribuito a scrivere la storia della Lodigiani e alla riuscita dell’evento; in particolare, si registra l’omaggio rivolto da Carlo Paris a quei Fedelissimi che rappresentano il cuore pulsante della Lodigiani: un cuore che continua a battere, tenuto in vita esclusivamente dall’amore e dalla passione di questi ragazzi.

Terminate le celebrazioni, gli spalti mano a mano si svuotano: rimangono, alla fine, soltanto i ragazzi che sistemano il materiale e puliscono la gradinata. Mentre leggo l’ultimo numero della loro fanzine, “Voce in Capitolo”, vengono trasmesse alcune canzoni: “Alessandra sarà sempre più bella” di Fabrizio Moro (con la famosa frase “La Lodigiani giocherà in Serie A”) e “Gli anni” degli 883. Dentro di me, comincio a provare una certa nostalgia (una nostalgia autentica, non quella di facciata e frutto di una ennesima moda che tanto spopola su quel noto e, per certi versi, maledetto social): ripenso alla pagina 215 del televideo Rai, che consultavo avidamente una volta tornato a casa dalla partita domenicale allo stadio; ai miei album Panini; ai Sora – Lodigiani e Frosinone – Lodigiani trasmessi in differita su un’emittente locale delle mie parti, che rappresentavano il mio principale divertimento quando, alunno delle scuole medie, rientravo da scuola, mentre i miei coetanei si trastullavano con quegli stupidi (per me, ovvio) cartoni giapponesi; al programma “A tutta C” prima del posticipo del lunedì su Rai Sport, che trasmetteva i riflessi filmati delle gare di terza Serie. Ma ripenso, soprattutto, al blog degli Ultrà Lodigiani, di cui ho letto ogni racconto (sono un appassionato del genere); in particolare, mi viene in mente una frase pronunciata solitamente da un tifoso biancorosso al rientro da ogni trasferta: “e pure questa è ita”. Ecco, proprio in quel momento, un ragazzo dell’organizzazione pronuncia la stessa frase, a mo’ di citazione, ad un suo compagno di avventure: un brivido mi sale lungo la schiena (sono sempre attento e sensibile a questi dettagli), facendomi raggiungere l’acme della gioia in una serata che, anche se per poche ore, mi ha riconciliato con quel mondo che amo e che, fattori esterni ma anche interni (inutile negarlo) stanno snaturando.

Come recita il titolo dell’ultimo numero della fanzine, però, nulla è andato perduto: che questa serata sia solo l’inizio della rinascita della Lodigiani e di un certo modo di vivere i gradoni (basato più sull’essere e sull’aggregazione che sull’apparire), per il bene del calcio italiano e del nostro caro e amato movimento.

Andrea Calabrese.