stadio-neri-riminiDopo l’assegnazione tardiva, e stando alle notizie ultime apparse sui giornali all’estremo ribasso e a una ditta che non ci sembra aver mai fatto campi (andrà in subappalto?) del rinnovamento del terreno di gioco del Neri, atteso 54 anni, e confrontando con quanto successo invece per la pista (ditta specializzata, minimo ribasso, standard ai massimi livelli) il sentimento che pervade la maggior parte dei tifosi del Rimini è la rabbia e la preoccupazione che le cose – come al solito – non vadano come devono andare, assieme alla rassegnazione che segue a una lunga serie di disillusioni e promesse non mantenute, talvolta anche clamorosamente. Ormai è storia.

Vogliamo però essere positivi, pensare che siano state fatte le dovute valutazioni e prese le necessarie assicurazioni. E vogliamo tendere ancora una volta la mano: questo appalto così improbabile, con un ribasso dichiarato del 38%, non lo vogliamo considerare una sventura ma un’opportunità. Se le cose andranno bene come speriamo presto il Neri avrà una pista, il campo e si disporrà di una considerevole cifra derivante dal ribasso.

Usiamola per chiudere la partita: costruiamo la curva e arriviamo così a una pacificazione con quello che è stato il passato remoto e recente, costruendo una struttura veramente polifunzionale poiché equilibrata e tarata su quella che è l’utenza, e ponendo fine per sempre alla questione stadio.

Tramontata l’idea di un nuovo stadio, facciamo del Neri un esempio di convivenza nel quale ognuno rinuncia a qualcosa nell’ottica di una vera “polifunzionalità”. Soddisfazione all’atletica con la nuova pista, soddisfazione al calcio con il nuovo campo, soddisfazione a chi usa il Neri, a quei tifosi finora hanno ricevuto solo vacue promesse, con una nuova curva.

In un momento in cui si costruiscono stadi per il calcio eliminando ovunque le piste di atletica, facciamo diventare il Neri un caso esemplare di polifunzionalità non squilibrata, di accettazione reciproca, di proficua convivenza senza penalizzare quella che è l’utenza maggiore: non infatti gli atleti, non i calciatori, ma i tifosi sono di gran lunga il numero maggiore di persone e di Riminesi che utilizzano e popolano il vetusto e malandato Romeo Neri. Altre città ci additeranno come esempio.

Una curva vicina al campo si può fare anche con la pista. Questo bando, se assegnato alle condizioni dichiarate, lascerebbe le risorse per farlo: è un’occasione storica e forse irripetibile per arrivare a una sintesi pacifica delle esigenze di tutti. Chiediamo pertanto al sindaco e all’assessore competente di esprimersi su questa proposta.

Le amministrazioni precedenti, dello steso segno, hanno contratto un grosso debito prima morale che economico con la tifoseria e con la squadra di calcio cittadina. Non si chiede più uno stadio nuovo ma un gesto buon senso: non possono ricevere tutti, e specie i pochi, e non riconoscere nulla ancora una volta ai tifosi del Rimini.

Le risorse ci sono e sono vincolate allo stadio. Nessun motore o motorino immobiliare. Nessuna scusa. Se stavolta le negate vuol dire che manca la volontà di mettere la parola fine alla questione Romeo Neri, con un nuovo schiaffo a una tifoseria (che son pur sempre migliaia di cittadini) che aspetta da troppo tempo un segnale dopo le promesse vecchie e nuove.

RED WHITE SUPPORTERS RIMINI