Vivo a Verona da ormai 6 anni, nonostante la mia fede calcistica non appartenga alle squadre veronesi, bensì alla squadra della mia terra, accetto l’invito di un amico ad assistere al derby di Verona, sponda Hellas. Seppur il match si giochi alle 18, la nostra partita inizia alle 15, quando ci ritroviamo con altri ragazzi nel classico baretto di paese e il modo migliore per conoscersi è quello di bere assieme un paio di birre.

Verso le 16 si parte direzione Bentegodi che dista circa 15 minuti in auto. Si presenta ovviamente il problema degli stadi cittadini, ovvero il parcheggio. Data la grande affluenza di pubblico riusciamo ad infilarci in una delle classiche stradine laterali e a piedi ci dirigiamo verso lo stadio. Attorno a me, ogni passante, che sia uomo, donna, giovane, anziano o bambino possiede un gadget gialloblu… che sia una felpa, una sciarpa, un berretto: indice di quello che è l’attaccamento della gente per la squadra scaligera.

Altra tappa obbligata è il “bar Nilla”, vero e proprio ritrovo dei “butei” della curva sud. Altro momento di convivialità condito da giri di birre, a cui si aggregano altri amici e colleghi che ho conosciuto in questi anni di soggiorno veronese. L’aria che si respira non è affatto tesa nonostante si tratti di un derby e nonostante la posizione in classifica non sia delle migliori.

Entriamo allo stadio alle 17:15. Il settore del Chievo è già quasi al completo, spiccano il grande striscione “Orgoglio Clivense” e altri drappi più piccoli, per lo più dei vari club. Io mi trovo nella curva sud superiore, quindi sopra la zona “calda”. Le prime schermaglie si avvertono già durante il riscaldamento delle squadre, allorquando la curva sud rivendica la sua supremazia cittadina, mentre i clivensi rispondono con un timido “Chievo! Chievo!” (sarà l’unica occasione in cui li sentirò ad una curva di distanza ed immerso nel tifo della controparte).

Arriva il momento della lettura delle formazioni e il tifo gialloblu sale di tono fino ad esplodere al momento dell’ingresso in campo delle squadre, quando l’intera curva si riempie di sciarpe, bandiere e qualche fumogeno.

La partita si rivela interessante fin dai primissimi minuti, anche se io sono più interessato ad osservare quello che accade attorno a me. Pochissime persone con i cellulari in mano, pochissimi commenti riguardanti il campo, bensì un sostegno costante alla squadra: ogni volta viene fatto un coro diverso che tutti cantano, faccio addirittura fatica a sentire cosa mi dice il mio amico che sta a 30 cm da me!

Cosa che apprezzo molto, non ci sono cori fatti appositamente per “offendere” gli avversari, ma un totale e compatto supporto alla propria squadra. La partita, come dicevo, regala grandi emozioni a livello di spettacolo: tiri, parate, gol, espulsioni, tutto quello che uno spettatore neutrale come me poteva chiedere… di certo non sarebbe stato bello sorbirsi un noioso 0 a 0.

La partita termina 3 a 1 e i “butei” che ho conosciuto oggi, si offrono di pagarmi i biglietti da qui a fine campionato, visto che ho portato fortuna, ma che ovviamente non posso accettare, data la mia diversa fede calcistica. Dopo qualche altro momento assieme, saluto tutti e mi dirigo verso casa.

Facendo un po’ un bilancio finale devo dire che è stato un pomeriggio positivo. Al di là del risultato che per me era relativo, ho potuto constatare che, per fortuna, esistono ancora realtà in cui l’attaccamento alla squadra della propria città è forte, la partita è vissuta dal vivo, le persone hanno ancora voglia di stare sui gradoni, tra amici birra e Borghetti. Realtà lontane dal calcio moderno che sta uccidendo la vera passione.
Da Verona è tutto, linea allo studio!

Dele 1983.

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