Dopo il sabato della Befana trascorso fra Monopoli-Casertana e Lecce-Cagliari, caratterizzato dal maltempo, ennesima battaglia con il meteo in questa domenica che mi porta di nuovo a Barletta, dove è di scena un interessantissimo Barletta-Paganese. Ovviamente interessante intendendola dal punto di vista delle tifoserie, visto che le squadre quest’anno annaspano: da una parte i barlettani, in aperta contestazione con la società e dall’altra i paganesi, una realtà ultras, a mio modo di vedere, tra le più interessanti nel panorama ultras nazionale.

Arrivo a circa un’ora dall’inizio della partita e trovo a farmi compagnia la presenza di altri malati di tifoserie, Pierpaolo, Vincenzo e Totti, cosa che abitualmente capita in gare dall’alto tasso ultras che richiamano appassionati di tifo come noi. Ormai siamo conosciuti negli ambienti calcistici e anche guardati con una certa curiosità: i nostri sguardi e le nostre macchinette fotografiche sono sempre e solo rivolti verso gli spalti, ignorando per lo più gli eventi del campo, cosa di cui non si capacita chi invece vede e vive il calcio non come affascinante rito popolare ma mero evento sportivo-consumistico.

Il tempo non è gratificante, come prevedibile pioviggina, ma sono abbastanza attrezzato a questa guerra climatica. Partendo dalla curva di casa e dalla tifoseria in generale, la curva presenta prevedibili spazi vuoti che possono sembrare un passo indietro rispetto ai pienoni della scorsa stagione, ma restano numeri importanti per la categoria e ancor di più importante è la qualità che mettono in mostra nonostante la sconfitta che va poi maturando in campo. Ho visto una curva che dimostra carattere, in barba ai tanti aspetti negativi che sono emersi attorno alla propria compagine dopo la luna di miele con la D del primo anno.

Indubbiamente la prova risulta più che buona. Tifo incessante fino al novantesimo e oltre, tanti fumogeni accesi, tante bombe esplose, una bella sciarpata e una sorta di coreografia luminosa eseguita con i telefonini. Non gli si può, insomma, rimproverare proprio nulla considerando come hanno sostenuto la propria città e la propria maglia: complimenti a loro che hanno confermato di essere una tifoseria matura e passionale anche in tempi di crisi.

I paganesi invece entrano a ridosso della partita. Li avevo già visti all’opera a Bari e da altre parti e come in quelle occasioni, mi balza agli occhi la loro entrata in blocco ma con la classica eleganza e stile, in punta di piedi: nessun gesto contro, nessun coro offensivo, posizionano il tutto materiale e si sistemano dietro di esso, prendendosi tutto il tempo necessario per formare il classico quadrato che li contraddistingue.

Lo striscione principale dietro cui si rappresentano è “Impavidum ferient ruinae”, locuzione latina che tradotta letteralmente significa “Invano le rovine colpiranno colui che è impavido”. Esordiscono con una splendida sciarpata e qualche torcia accesa clandestinamente, per restituire un po’ di sapore vintage al tutto. Verso il decimo espongono le classiche pezze dalle quali si evince la presenza degli amici belgi de La Louviere con tanto di pezza dei Green Boys 2005.

Poco da aggiungere, tifo davvero bello e molto particolare, cori inediti e scanditi in maniera differente, materiale di pregevole fattura, pezze e bandieroni sempre al vento nonostante la pioggia, manate che si sprecano. Durante la sciarpata mi colpisce la scelta cromatica adottata in cui il blu scelto sembra quasi esaltare con il tempo cupo. Veramente un piacere e un onore osservarli da vicino, non mancano certo le pause ma è una loro prerogativa, per intervallare i loro caratteristici cori che si prolungano per molto tempo e risultano anche molto lenti rispetto alle altre tifoserie. A fine gara grande entusiasmo per la vittoria, con la squadra sopraggiunta sotto al settore per festeggiare con l’intera curva.

Testo C.O.
Foto C.O., Totti e Pier Paolo Sacco

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