02. Curva Nord MilanoCurva Nord Milano: Omaggio alla sempre affascinante Curva Nord di Milano, dalla fine degli Anni ’60 organizzata in maniera coesa e con una forte attitudine Ultras. Nel primo disegno ho ripreso una bella e significativa frase (da una canzone di Vasco Rossi) che è stata la “didascalia” d’una coreografia realizzata dalla Nord in occasione di uno degli ultimi derby contro i cugini rossoneri. La scritta è bianca su fondo blu e vuol essere molto “nobile”, molto “su”, sul leitmotiv della Milano da bere. Sulla destra ho posto una figura non altrettanto affettata, anzi è un omino assai caricaturale che, nella posa come nella sfrontatezza data dai pugni alzati e pronti ad una sana rissa, rammenta il più famoso “Herr Frank” (chi lo ricorda?), reso celebre – in quanto usato come simbolo – dal gruppo capitolino al seguito dell’AS Roma, “Gioventù Romana”. C’è anche spazio per il vecchio logo dell’Inter, quello degli Anni ’80, assai evocativo ed ancora molto caro al popolo bauscia. E poi, tra due righe bianche (che insieme a quella superiore restituiscono una sensazione molto casual) una lineare scritta CURVA NORD MILANO, tutta in maiuscolo, in un giallo che impreziosisce il tutto e che fa pendant con la stella dei dieci scudetti del logo.

Nel secondo disegno ho impostato il tutto come una sorta di doppio striscione, di quelli classici, molto Anni ’70, a bande orizzontali (e che quasi non si usan più) e che restano una prerogativa delle tifoserie milanesi, su cui campeggiano le scritte bianche che risaltano molto sul fondo sottostante. Fondo ch’è volutamente molto scuro, anche nell’azzurro, a voler rimarcare la “serietà” di questo disegno, molto battagliero ed estremista, per certi versi cupo, specchio d’una realtà Ultras sempre più sulle barricate, in cui il disincanto la fa da padrone e la spensieratezza dei decenni precedenti è solo un bel ricordo. Trait d’union è il personaggio – che sembra la copia sputata di Beppe “Zio” Bergomi (quale icona migliore?!) – centrale nel disegno, braccia conserte ed atteggiamento d’attesa e sfida, polo grigionera coi risvolti di maniche e collo dorati, come l’alloro sul petto. Le pupille sono ribaltate e conferiscono all’insieme un ulteriore senso di gravità e conflittualità, pur rientrando il tutto nell’ambito dell’iconografia da stadio più recente.

03. Ultras Alessandria

Ultras Alessandria: Disegno che entra direttamente nell’attualità, quello dedicato alla tifoseria grigia. La semifinale di Coppa Italia raggiunta dall’Alessandria è stato senz’altro l’avvenimento più incredibile e che ha fatto più parlare (e scrivere) di questa stagione calcistica e – perché no? – degli ultimi anni. Non capita certo tutti i giorni che una squadra di Serie C arrivi in semifinale del trofeo più importante d’Italia dopo lo scudetto. E se non sono riusciti a fermarla squadroni di Serie A (Palermo e Genoa) addirittura sconfitti a domicilio, adesso i Padroni del Calcio hanno pensato di fermare l’Alessandria usurpandole (alla città e alla tifoseria soprattutto) il sacrosanto diritto di giocarsi uno degli incontri più importanti della sua storia recente nel proprio stadio, inventandosi fantasiose necessità per cui adesso è indispensabile la moderna tecnologia per verificare se un pallone è entrato in porta oppure no e che tutto ciò è inconciliabile con lo stadio Moccagatta… mah. I mandrogni, comunque, da par loro e senza farsi scoraggiare, hanno risposto con un’autentica invasione di Torino, dove in oltre 20.000 hanno seguìto gli orsi grigi per quella che sembrava una finale di Champions League. Comunque l’Alessandria è sì espressione di un Calcio provinciale, ma vanta una lunghissima e blasonata tradizione, iniziata nel lontano 1912 e proseguita lungo tutto il Novecento, quando la squadra piemontese (al pari di altre nobili decadute – Novara, Pro Vercelli, Casale – e anch’esse, in parte, recentemente tornate in auge) disputava i massimi campionati calcistici dell’epoca e può vantare, nel suo palmarès, 13 stagioni in Serie A e 20 di B. Parlando dell’US Alessandria, impossibile non menzionare Gianni Rivera, uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, nativo proprio di questa città e nella cui squadra mosse i primi passi. Ricordo che in una precedente puntata di questa rubrica, parlando degli Ultras di La Spezia, dissi che, a livello di tifo, a piazze come quella spezzina appartiene il cuore antico dell’Italia: identico discorso valido anche per Alessandria, una città dove, da sempre, si mangia pane e Calcio e dove le casacche grigie (così peculiari ed uniche in questa loro colorazione) fanno parte della vita della gente e rappresentano qualcosa di “istituzionale”: come la scuola, il lavoro, la religione. Nel disegno, su un immancabile sfondo grigio, ho posto la mascotte del club, un orso che pare voler venir fuori dal disegno, mentre con la zampa cerca di ghermire la sua preda (…forse la Coppa Italia?). Alla sua destra il bel logo sociale dell’Alessandria e a sovrastare il tutto, bianche e in rilievo, le due parole più care ai tifosi veraci e sanguigni di questa piccola grande squadra, per una scritta che abbracci idealmente tutta la tifoseria.

04. Ultras Samb

Ultras Samb: San Benedetto del Tronto, a me personalmente, fa venire in mente tre cose, in ordine inverso d’importanza: la tappa finale della Tirreno-Adriatico (la corsa ciclistica a tappe più importante del nostro Paese dopo il Giro d’Italia); la Sambenedettese (piccola e terribile provinciale, capace di disputare nella sua storia ben 21 campionati di Serie B); la Curva Nord (conosciuta anche come “Il Tempio del Tifo”). Ogni buon Ultras degno di questo nome, conosce e rispetta la tifoseria sambina. Io ricordo ancora – perché ero bambino e guardavo sempre “90° minuto” – le suggestive immagini della curva rossoblu negli Anni ’80, ai tempi del vecchio stadio Ballarin; sono quelle le immagini con cui sono cresciuto, quando non m’importava nulla del servizio e della partita, di chi avesse segnato, ma guardavo unicamente “dietro la porta”… All’epoca ancora non sapevo che c’erano altri come me che si disinteressavano completamente di ciò che accadeva sul prato verde ma rivolgevano la propria attenzione esclusivamente agli spalti; ed era così, ovviamente, anche quando allo stadio c’andavo per davvero, se mio padre mi ci portava. E quella curva rossoblu, traboccante gente ed entusiasmo, imbandierata o che mostrava una magnifica sciarpata, m’è rimasta dentro. E anni dopo, quando fu costruito il magnifico Riviera delle Palme, le cose non cambiarono, semmai “peggiorarono”, e dagli Anni ’70 ad oggi la Nord di San Benedetto ha costruito il suo mito e la sua fama, fatta di sostegno incessante a quelle bellissime casacche (bianche a strisce orizzontali rossoblu su petto e spalle, molto british, dall’inarrivabile fascino e riproposte di recente) e soprattutto di epiche battaglie contro le tifoserie rivali (Ascoli e Pescara su tutte), quando addirittura quella marchigiana era capace di guerreggiare contro tifoserie e curve ben più numerose e importanti: tipo la Lazio. Mi ricordo, ancora ragazzino, d’un titolo cubitale sul Corriere dello Sport: “Samb-Lazio, si scatena la guerriglia”, articolo corredato dalla foto d’un elicottero della polizia che sorvolava il Riviera e dai soliti commenti retorici di benpensanti ed educande di turno. Nonostante i molteplici fallimenti sportivi della gloriosa squadra rossoblu, che hanno precipitato questa nobile del nostro Calcio in categorie vergognose per un tale blasone, il popolo sambino non ha mai voltato le spalle alla squadra, anzi. Più le delusioni erano cocenti e più i tifosi si facevano caldi, stringendosi intorno ai propri colori con un attaccamento ed una tenacia ch’è difficile riscontrare in queste categorie. Oggi la Samba (com’è affettuosamente chiamata dai suoi Ultras) milita in Serie D: una categoria troppo stretta per un pubblico che sta mostrando tutta la propria unicità, sfoderando numeri da Serie B, con uno stadio traboccante nel vero senso della parola e che stupisce se si pensa che parliamo d’una città di 60.000 abitanti che non è certo una metropoli. Ed era stato così già qualche anno fa, con la Samb che dopo aver vinto il campionato di Serie D, invece di ritrovarsi nella categoria superiore, dovette ripartire dall’Eccellenza per i soliti problemi societari… senza parole. Venendo al disegno: ho utilizzato la figura bianca e nera d’un incappucciato (con tanto d’occhiali da sole, non si sa mai) com’è consuetudine di tante tifoserie ed anche di quella rossoblu. Lo sfondo ha i colori sociali del club, mentre le scritte – in un font compatto e lineare – sono bianche. In alto, sulla destra, c’è spazio anche per il bel logo sociale circolare (utilizzato fino a qualche stagione or sono), che fa quasi pensare ad un “salvagente”, mentre al suo interno è una barca a vela stilizzata, che ci rammenta, per l’appunto, che la Samb è un club espressione d’una città di mare.

05. AS Roma Ultras

AS Roma Ultras: Disegno ispirato agli AS Roma Ultras, ch’è stato uno dei più importanti gruppi del panorama romanista e non solo. Nati intorno alla metà degli Anni ’90, è soltanto nel ’99 che gli ASRU (conosciuti anche con quest’acronimo) prendono il timone della Curva Sud, nel periodo immediatamente successivo alla scomparsa del CUCS come gruppo guida. Fu proprio in quella fase di stanca che precedette l’abbandono (quasi forzato) del Commando, che la Sud iniziò a fermentare sotto la spinta di nuove leve che – ben coadiuvate da vecchi militanti provenienti dai più disparati gruppi – imposero un nuovo modello di sostegno: via i tamburi e i vecchi striscioni, via libera ad un tifo fatto solo di battimani e voce e largo uso di drappi, due aste e piccole bandiere… il cosiddetto “modello misto” (tifo all’italiana mischiato al tifo all’inglese) conobbe così, con l’avvento degli ASRU, il suo momento più ispirato e rappresentativo. Fu una vera e propria rivoluzione, soprattutto estetica (ma anche concettuale: furono tra i primi ad anteporre il nome della squadra alla parola ULTRAS), e se oggi la Sud rimane una delle curve più belle in assoluto, con tutto il suo colore ed un’inconfondibile stile, molto del merito è proprio di questo gruppo. Poco tempo dopo la “conquista” della Sud, gli ASRU si sciolsero per un breve periodo, quindi tornarono al comando per poi sciogliersi definitivamente nella stagione 2004/05, rafforzando la sensazione di una curva assai frastagliata e che non è riuscita – dopo il CUCS e dopo di loro – ad esprimere un gruppo che fosse “maggioritario”, pur dovendo riconoscere che nonostante le decine di sigle presenti sui suoi gradoni, questa curva (almeno negli ultimi anni) pare molto unita e capace di parlare con una sola voce. Nel disegno in oggetto non poteva mancare la loro inconfondibile icona, Mr Magoo, il simpatico vecchietto miope al limite della cecità e che per questo si trova coinvolto, suo malgrado ed inconsapevolmente, nei peggiori pasticci ed equivoci pur riuscendo sempre e comunque a cavarsela… una perfetta allegoria del tifoso romanista che non vede oltre il proprio naso e per cui esiste solo l’ AS Roma e per lei è pronto a tutto. Col tempo il Mr Magoo calcistico, in séguito usato anche da altre tifoserie, è diventato un’icona di un certo modo d’intendere lo stadio, molto casual. La frase in nero su un fondo arancio molto evocativo, è ripresa da una delle tante simpatiche scritte che si possono leggere sui muri della Capitale e che cavalca il sempreverde luogo comune per cui i veri romani tifano Roma (la “sola” squadra dell’Urbe), mentre gli abitanti del circondario (meno nobili e più rozzi) parteggiano per la Lazio. Un modo simpatico di sbeffeggiarsi, per un’eterna rivalità tra due delle più grandi tifoserie italiane.

Luca “Baffo” Gigli.

***

LE PUNTATE PRECEDENTI
Prima puntata: Terni, Caserta, Samb, Lamezia, Milan, Parma, Lazio, Udine;
Seconda puntata: Palermo, Udine, Catania, Fiorentina, Pescara;
Terza puntata: Verona, Roma, Milan, Inter;
Quarta puntata: Brescia, Napoli, Lazio, Palermo;
Quinta puntata: Livorno, Lazio, Nocera, Cavese;
Sesta puntata: Lazio, Savona, Cavese, Manfredonia;
Settima puntata: Crotone, Pescara, Catania, Napoli.
Ottava puntata: Roma, Lazio, Palermo, Milan;
Nona puntata: Spezia, Arezzo, Virtus Roma, Nocera, Cavese;
Decima puntata: Lazio, Genoa, Napoli, Roma, Palermo.
Undicesima puntata: Viterbo, Torino, Savona, Napoli;
Dodicesima puntata: Torino, Castel di Sangro, Livorno, Lazio;
One Step Beyond #13: Hertha BSC, Ancona, Napoli, Roma, Samp;